Comunicazione

Il bravo marinaio non sfida le tempeste: le anticipa e le evita

Luglio 2026 · Luca Fusani
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Ho letto su Intravino l'articolo “La Gen Z non ha abbandonato il vino. Siamo noi che l'abbiamo reso insopportabile.” e, soprattutto, mi ha interessato la discussione nei commenti perché porta il tema su un terreno molto pratico: linguaggio, accessibilità, formati, canali e posizionamento.

Al di là delle etichette generazionali e delle semplificazioni (“basta TikTok” / “il mercato farà da sé”), credo che la domanda vera sia: è un problema di contenuti o di contenitori? E un'altra, ancora più scomoda: perché spesso ci mettiamo a ragionare seriamente solo quando arrivano i segnali di crisi, invece di fare manutenzione quando le cose vanno bene?

Incollo qui sotto il commento che ho lasciato sotto l'articolo, perché penso possa essere uno spunto utile per chi lavora nel vino (produzione, distribuzione, marketing).

Ho letto con interesse l'articolo e i commenti: mi sembra che ciascuno stia mettendo a fuoco un pezzo vero della questione. Da un lato, fatico anch'io a pensare che i produttori “vogliono” comunicare in modo escludente: se un messaggio non funziona più, è normale che si provi a correggerlo. Dall'altro, però, può succedere che l'esclusività diventi un effetto collaterale di dinamiche reali (prezzi, accessibilità, linguaggi, rituali, canali), anche senza intenzione.

Trovo molto centrato anche il commento di chi (30–35 anni) dice che proprio l'elemento culturale e identitario lo ha avvicinato al vino: per molti quella scintilla esiste ancora. Quindi non credo che il tema sia “buttare via i fondamentali” (territorio, stile, paesaggio, pratiche), né ridurre tutto a format acchiappa-like. Semmai la domanda è: quanto è un tema di contenuti e quanto di contenitori? Forse spesso i contenuti restano validi, mentre linguaggio e formati possono diventare più contemporanei e meno “a soglia d'ingresso alta”, senza perdere profondità.

Aggiungo un punto pratico: spesso ci attiviamo davvero con analisi e ripensamenti solo quando arriva un momento di difficoltà. Quando le cose vanno bene, invece, si rimanda la “manutenzione” di posizionamento, rete vendita e comunicazione. Poi, al primo cambio di contesto, partono le corse (hype, distribuzione, canali, ecc.). Probabilmente la differenza la fa lavorare con continuità, prima, non solo per reazione.

Sulle nuove generazioni, infine, eviterei sia l'ossessione sia la rassegnazione: non esiste un unico profilo. C'è chi cerca complessità e “rabbit hole” e chi vuole immediatezza. Forse la chiave è offrire più porte d'ingresso, mantenendo un'identità chiara e coerente.

Vuoi fare manutenzione di posizionamento, rete vendita e comunicazione prima che arrivi la tempesta?

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